venerdì 11 maggio 2012

Maneštra di fagiolini dell'occhio e bruscandoli al profumo di lavanda


"Sì, sì...vi raggiungiamo a Trieste tra due giorni....facciamo il viaggio via terra. Non vi preoccupate!"

Infelicemente innamorato, mi ero apprestato a partire per un viaggio studio dell'Università di Torino in terra bosniaca, convinto che l'esperienza particolare e - si presupponeva - intensa avrebbe interposto un migliaio di chilometri tra me e l'oggetto irrangiungibile dei miei desideri. Dieci giorni di peregrinazioni alcoliche con una banda di futuri funzionari della Farnesina e dell'Unione Europea, assolutamente brillanti e fuori controllo.

Tra le esperienze più significative (che l'anonimato mi permette di rendere pubbliche), citiamo in ordine:

- Sabotaggio dei sanitari e rissa sfiorata con dei gatti grassi del Ministero a casa del segretario di legazione dell'Ambasciata Italiana a Sarajevo 
- Post-cena allucinogeno/allucinante a base di cevapcici, peperoncini mangiati crudi e rakija (la slivovice balcanica) a Mostar
- I brindisi a base di rakija sul treno, con perfetti sconosciuti (che in maniera inspiegabile conoscevano tutti l'italiano)
- Incontro con l'ex comandante della difesa di Sarajevo Jovan Diviak (che, nonostante fosse serbo, si schierò a favore dell'indipendenza della sua patria adottiva)
- Visita alla casa-comunità per i figli delle misplaced people (ex-rifugiati che tornati a casa, se la sono trovata occupata da gente più disperata di loro o semplicemente hanno subito traumi tali da non consentir loro un rapido inserimento nella società civile) di Lubija
- Inseguimento con coltello fuori della discoteca 011 di Banja Luka - noto ritrovo della mafia serbo-bosniaca in cui avevamo provato a fare gli "italiani" con le ragazze sbagliate
- Un thè caldo in attesa dell'Adhan del muezzin della Moschea di Gavi Husrev Beg
- La mitica manestra mista in una specie di casa privata / autogrill sulla strada per Pola

Tra le colorite e non sempre esaltanti vicende di quel viaggio la maneštra svolge un ruolo secondo me di primo piano, visto che sono il cibo ed il comportamento quotidiano a definire la civiltà di un popolo. In tre avevamo abbandonato il grosso della spedizione, che si apprestava a fare il viaggio di ritorno in treno, coinvolti in una fuitina sulla costa istriana dalle figlie della titolare della guesthouse dove alloggiavamo a Sarajevo. Mentre i fiordi della Dalmazia lasciavano spazio alla pittoresca costa di Ragusa e poi di Pola, aumentava il profumo di Mediterraneo...olivi, campanili romanici che ricordano Grado, porticcioli ed i grandi campi di lavanda. La Renaùlt pleistocenica presa a nolo (che le ragazze avrebbero dovuto ricondurre poi a Sarajevo) aveva cominciato a fare i capricci alla vista del mare, causando un'incomprensibile alterazione nell'umore delle principesse-sul-pisello, e rendendo il mio allora amico L insofferente nei confronti della mastodontica Maida. La fine giunse a Loborika, borgo rurale sotto un cielo color viola tempesta, quasi volesse fondersi con i campi di lavanda (era agosto e nella vicina Vodnjan stava per celebrarsi il Lavender Festival). Al culmine dell'ennesimo litigio il mio amico viene spintonato e menato dalla valchiria, che sgomma lasciandoci in mezzo ad una statale senza nome e senza sapere una parola di croato, con me solo ad avere contanti per cercare di raggiungere Trieste. L'acqua che mi son preso nei quattro chilometri per arrivare nel centro di Loborika non la dimenticherò mai, solo il bagno in mare ti inzuppa di più. Giunti in vista di quella che pareva un'auto-officina, rivelatasi poi una konoba (trattoria) il cui retro-bottega faceva da casa per la famiglia dell'oste, zuppi, stralunati, le borse a tracolla e con il totale di €10 in tasca...dovevamo sembrare un residuato dell'operazione Oluja. Sguardi incuriositi, fumo di toscanelli reso umido e penetrante dall'acquazzone...poi un invito ad entrare con la mano. La moglie dell'oste, che aveva lavorato in Italia, ci chiede notizie su quanto ci fosse accaduto, probabilmente per sincerarsi che fossimo persone reali e non spettri nonostante l'apparenza. Le feci vedere che potevo pagare solo in euro in quanto i borselli gonfi di kune (ma fortunatamente senza carte d'identità) fresche  di cambio, dei miei amici erano rimasti sulla diligenza svaligiata ma lei mi dice una frase che, a distanza di sei anni, addensa lo spirito matronesco e gentile insieme di questa gente: "come posso farti pagare se non hai che le mutande dentro la borsa?" Ci accomoda ad uno dei tavoli e ci porta una zuppiera fumante di un minestrone di fagioli denso, ricco e speziato a causa della prensenza del maiale affumicato e dell'aglio, sedendosi poi a mangiare e parlare con noi. Maneštra, una di quelle pietanze rustiche ed intrisecamente legate alla terra, grazie alla quali è impossibile non rinfrancarsi. Nel pomeriggio fummo accompagnati da un parente/amico dei gestori a Pola, e da lì a Trieste da un altro amico/parente che doveva andare a Trieste per una trasferta di lavoro. Tutto senza chiederci un centesimo, nonostante a Trieste avessimo avuto gli amici con il contante per pagargli almeno l'autostrada in Slovenia.

A distanza di tutti questi anni, chissà se la konoba è diventata definitivamente un'autofficina o si è data una sistemata? Spero che sia diventata quantomeno un agriturismo di successo, come ce ne sono tanti nel contado di Loborika, che pur non potendo contare sulle spiagge (dista una decina di chilometri dal mare), è meta di cicloturisti ed amanti delle vacanze relax.




Con questa ricetta, che è un tributo personale a quelle persone ed ai miei compagni di viaggio, Fabio partecipa al contest "I Love Istra" organizzato da VerdeCardamomo, GattoGhiotto e l'Ente del Turismo Istriano.






MANESTRA DI FAGIOLINI DELL'OCCHIO E BRUSCANDOLI AL PROFUMO DI LAVANDA

Per tre amici affamati e bagnati ed un oste generoso

80 gr di chicchi di mais, 200 gr di fagiolini dell'occhio secchi, 200 gr di punte d'asparagina, 1 patata, 1 costa di sedano, 1 carota, 100 gr di bacon in un'unica fetta, olio extravergine d'oliva, 1 scalogno, 4 cucchiai di fiori di lavanda secchi, 1 ciuffo di prezzemolo, 1 spicchio d'aglio
Venendo al dunque
Tritate lo scalogno, la carota ed il sedano e metteteli in una pentola, in cui sia stato versato un filo d'olio. Rosolate in soffritto insieme alle verdure anche i fagiolini dell'occhio. Preparate un pesto di pancetta, prezzemolo, aglio e fiori di lavanda e versatelo nella pentola. Unite la patata tagliata a dadini ed iniziate una cottura al limite del bollore, per un paio d'ore. Aggiungete le punte di asparagina ed i chicchi di mais e cuocete per un'altra mezz'ora. Al termine della cottura, salate, pepate e servire nei piatti spolverando di fiori di lavanda ed un giro d'olio extravergine a crudo.

Abbiamo deciso di servire questa minestra con la coscia di manzo affumicata come salume, fuori dalla zuppa ed una dadolata di rape rosse trifolate, in quanto l'estate avanza ed abbiamo preferito "alleggerire" il piatto senza rinunciare però all'abbinamento con la carne.

Per l'ispirazione delle ricetta ringrazio l'interessantissimo ricettario di Istrianet.







2 commenti:

  1. ciao Fabio, grazie per il tuo racconto di viaggio in Istria molto divertente e per la tua rivisitazione della manestra. Mi fa piacere che attraverso un contest vengano fuori esperienze e racconti di vita vissuta. In bocca al lupo e chissà magari potrai andare tu stesso a verificare se quella konoba si è trasformata in autofficina o altro. Grazie ancora Claudia

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  2. Mi unisco ai ringraziamenti e ai complimenti di Claudia!!! Davvero molto divertente!!!

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